E nelle Marche ci son leghisti che finiscono sotto processo per donazioni “dirottate” dei quali Salvini dimentica di parlare

di G.G. #Maiconsalvini twitter@perugianewsgaia #Marche

 

E nemmeno li butta fuori dal partito. Parliamo di fondi dirottati, anzi di donazioni dirottate verso società private, di cui sarebbe responsabile il senatore della Lega, ed ex sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini, accusato di peculato, truffa e abuso d’ufficio per la gestione delle donazioni ai terremotati. Imputato con lui, soltanto per abuso d’ufficio, l’ex presidente del comitato locale della Croce Rossa, Giovanni Casoni. L’udienza è stata fissata per il 25 gennaio, e di questo pasticciaccio brutto Salvini non ha mai parlato. Anche se Pazzaglini è stato rinviato a giudizio.

“Ho rinunciato a 70mila euro di rimborsi e ne avrei rubati 10mila? Le accuse del PM sono completamente infondate”, si è difeso l’ex Sindaco leghista ora senatore della Lega di Salvini che avrebbe potuto, analizzando la frase, dire assai meglio ciò che ha dichiarato per difendersi.

Ma siccome il garantismo è lasciare la parola alla Legge e ai Tribunali, noi che siamo garantisti fino al midollo, diciamo che in questo paese a processo devono andarci tutti e devono finire le difese televisive e radiofoniche, così come le accuse dello stesso tipo, ad uso di share, fermo restando il diritto di cronaca. Così che Pazzaglini potrà difendersi nella sede opportuno. Dal 25 gennaio 2021. Appunto.

Ciò che stupisce – stupisce? siamo sicuri? – che proprio Salvini con la sua ossessione per tutto ciò che è giusto, che dai suoi social dispensa buoni consigli e cattivi esempi perché lui vale, su questa faccenda sia rimasto muto come un pesce. Poi uno dà un’occhiata in giro e capisce il perché, essendo il Tribuno affaccendato in ben altre questioni che non devono lasciarlo del tutto tranquillo. Sulle Cronache Maceratesi la questione è ben riassunta e lascia spazio a tutte le parti. Potete saperne di più leggendo l’articolo.

Noi ci limitiamo a sottolineare, una volta di più, come la Lega di Salvini ed il suo leader, rappresentino una politica che è più vicina alle pulsioni dittatoriali di Putin e di Orbán, o del presidente sloveno, che ad una moderna democrazia occidentale che parla di sé come di un grande Paese, la cui destra anziché favorire  – pur nel suo conservatorismo – un’evoluzione del paese in senso economico, rappresenta una palla al piede del cambiamento essendo prona agli interessi di pochi e ad alleanze sovranazionali sempre meno chiare e sempre più inquietanti.

 

(2 agosto 2020)

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